Roma, ad Aprile, diventa la capitale della pizza.

Roma sta per trasformarsi, per il secondo anno, nella Città della Pizza.

All’evento, che si svolgerà da Venerdì 6 a Domenica 8 Aprile, parteciperanno 40 pizzaioli che si alterneranno ai forni presentando 3 pizze ciascuno: una margherita o marinara, un cavallo di battaglia e una pizza speciale creata appositamente per la manifestazione. Sarà così possibile assaggiare oltre 100 pizze diverse, divise tra le categorie “napoletana”, “all’italiana”, “da degustazione”, “al taglio” e “fritta”.

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Questo il calendario dei pizzaioli presenti nelle 12 “case” della pizza:

Venerdì 6, 18:00 – 24:00: Graziano Monogrammi (La Divina Pizza), Giancarlo Casa (La Gatta Mangiona), Marco Rufini (Casale Rufini), Lello Ravagnan (Grigoris), Mirko Rizzo e Jacopo Mercuro, (180g Pizzeria Romana), Pierluigi Fais (Framento), Petra Antolini (Settimo Cielo), Angelo Rumolo(Grotto Pizzeria Castello), Ivano Veccia (Da Ciccio), Ciro Oliva (Concettina ai Tre Santi), Davide Fiorentini (O Fiore Mio), Marco e Antonio Pellone, (Pizzeria Ciro Pellone).

Sabato 7, 11:00 – 24:00: Gabriele Bonci (Pizzarium), Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati), Matteo Aloe e Massimo Giuliana (Berberè), Paolo De Simone (Da Zero), Salvatore Gatta (Pizzeria Fandango), Andrea Morini (Da Cecio), Stefano Vola (Vola Bontà per Tutti), Rosario Ferraro (L’Antica Pizzeria da Michele), Giorgio Caruso (Lievità), Giorgio Moffa (L’Antica Pizzeria da Ciro dal 1923), Cristiano Piccirillo (La Masardona), Simone Lombardi.

Domenica 9, 11:00 – 23:00: Ciro Salvo (50 Kalò), Ciccio Vitiello (Casa Vitiello), Sasà Martucci (I Masanielli di Sasà Martucci), Giuseppe Pignalosa (Le Parule), Diego Vitagliano (Diego 10), Edoardo Papa (In Fucina), Filomena Palmieri (Pizzeria Da Filomena), Massimo Giovannini (Apogeo), Carmine Donzetti, (Pizza & Fritti), Raffaele Bonetta (Pizzeria Ciarly), Roberta Esposito (La Contrada), Isabella De Cham.

Oltre alle tante (tantissime!) pizze da assaggiare ci saranno anche gli showcooking a quattro mani i cui i grandi chef stellati cucineranno insieme ai pizzaioli, i laboratori per i più piccoli, il palcoscenico di “Stand up Pizza”, in cui si esibiranno i giovani talenti raccontando il proprio territorio attraverso la pizza e uno spazio convegni in cui si svolgeranno workshop, degustazioni guidate e  seminari per gli addetti ai lavori. Tra questi assolutamente da non perdere è l’incontro di Domenica 8 ore 16:00 dal titolo Digital Pizza in cui si parlerà della grande attenzione che la pizza riceve online, tra blog, social e hashtag dedicati. Tra i relatori, insieme a Pizza Dixit, Tanzen vs Pizza e Lardo ai Giovani… anche Margherita Capricciosa!

 

Città della Pizza è organizzato da Vinòforum in collaborazione con Ferrarelle. Nel team di autori: Emiliano De Venuti, Luciano Pignataro, Luciana Squadrilli, Tania Mauri e Stefano Callegari. Per tutti i dettagli sull’evento è possibile consultare il sito.

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La nuova Casina? Eat, drink and divertiti!

Aperta nel 1989 ma chiusa da oltre un anno per ristrutturazione, la scorsa settimana ha ripreso a sfornare pizze ed accogliere clienti La Casina, locale storico di Marina di Massa.

Divenuta pizzeria dopo essere stata prima un circolo e poi un ristorante, la casina è da sempre un luogo “del cuore” per i fratelli Landucci perché è lì che il loro nonno, ancora prima di occuparsi di ristorazione, teneva gli animali e passava la domenica, “bisbocciando” con gli amici.

Oggi, con la stessa gestione e conduzione “più che familiare”, il locale completamente rinnovato propone “in chiave metropolitana, un’offerta in grado di coniugare innovazione e tradizione”(cit.). 

28942371_1416005635218921_1005131296_oLa ristrutturazione ha completamente stravolto il fabbricato in modo da creare un ambiente vivace e molto trendy. Luci soffuse, spazi aperti ed accoglienti, stile contemporaneo con influenze vintage e industrial. Simpatiche scritte sui muri (tra cui keep calm and bacia il cuoco o l’eat, drink and divertiti del titolo) danno un tocco amichevole ed informale. Possibilità di mangiare anche al bancone o di scegliere il “social table” ovvero un grande tavolo conviviale che dovrebbe favorire gli incontri tra le persone e lo scambio di idee. Al piano superiore una saletta lounge e una terrazza per l’estate.

Per volere di Alessandro e Enrico (rispettivamente pizzaiolo e cuoco, nonché fratelli gemelli!), sia la pizzeria che la cucina sono a vista, perché cucinare è un’arte e la preparazione dei cibi è già in sé forma di intrattenimento.

Schermata 2018-03-25 alle 01.15.46La Casina, che è aperta ogni giorno dalla mattina fino a mezzanotte, offre ai clienti la possibilità di fare colazione con cornetti e torte homemade, di fermarsi a pranzo per gustare un club sandwich o un panino gourmet, di sorseggiare un cocktail come aperitivo o afterdinner. Per la cena, oltre alla pizza, anche la proposta di carne o pesce della cucina.

IMG_0329Più che di pizza sarebbe meglio parlare di pizze, data l’offerta variegata. C’è la pizza fritta, ci sono le pizze classiche e i calzoni cotti in forno a legna e poi ci sono le proposte degustazione, realizzate con impasti differenti: il crock, croccante e leggero, ad alta idratazione cotto in teglia nel forno elettrico, il pouf, integrale e soffice come il suo nome con solo lievito madre, e il bagel, impasto soffice al latte realizzato con l’aggiunta di semi misti, che resta più alto per essere farcito.

Tra la materie prime utilizzate, oltre a farine bio e macinate a pietra, molti presidi Slow Food e prodotti del territorio. Inoltre, birra artigianale in bottiglia, una nutrita carta dei vini, che prevede anche bollicine francesi, e una piccola proposta di cocktail.

Durante l’inaugurazione è stato offerto a tutti un ricco aperitivo a base di primi piatti, pizze e vino (in abbondanza!). Tra gli assaggi, sono stati sfornati: la pizza Margherita e la Marinara, la focaccia bianca tipica della zona e quella con impasto di semi, il crock con prosciutto cotto, l’originalissimo bagel con salame e a volontà crostini di pane aromatizzato. Anche se le pizze proposte nel corso della serata non erano particolarmente originali, non è stato difficile intuire la creatività e la bravura di questi ragazzi, così abili e motivati.

Schermata 2018-03-25 alle 01.31.30E’ bello entrare in una pizzeria e pensare di non avere tempo a sufficienza per assaggiare tutto, ed è ancora più bello entrare in una pizzeria e sentire di non volersene andare più. E’ quello che mi è successo la sera dell’inaugurazione de La Casina ed è per questo che cercherò di tornarci presto.


LA CASINA

Via San Giuseppe Vecchio, 220 – Massa

Tel. 324/5824410

Pizze da 5,50€ a 14€, pizza Margherita 6€.

La Filiale di Franco Pepe, ovvero la pizza napoletana nel cuore della Franciacorta.

A meno di una settimana dal mio primo “incontro ravvicinato” con Franco Pepe, avvenuto in occasione di Identità Golose, sono stata a cena nella pizzeria che ha inaugurato in Franciacorta appena un anno fa.

Per aprire La Filiale, il suo primo locale fuori Caiazzo, ha scelto l’Albereta Relais & Chateaux, ad Erbusco (BS), una location di pregio dove ha potuto trasformare un chiosco tra gli alberi in una pizzeria chic e moderna.

Al piano terra un grande bancone bar, una parete di vini e bollicine e la cucina a vista in cui spicca il forno elettrico progettato direttamente da Pepe. Al piano superiore un ambiente raccolto e raffinato, nei toni del legno e del verde scuro, con tulipani bianchi, illuminazione soffusa, al centro anche un tavolo conviviale, tutt’intorno solo finestre.

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Il menù, che varia periodicamente, propone i successi di Pepe in Grani, realizzati con le stesse tecniche di lavorazione e con i medesimi ingredienti. Ci sono anche alcune pizze dedicata alla Franciacorta create con prodotti del territorio, ideate insieme a Fabio Abbatista, chef dell’Albereta.

I pizzaioli si sono formati direttamente a Caiazzo e il personale di sala, tanto giovane quanto preparato, è in grado di rispondere ad ogni curiosità dei clienti. E’ la situazione ideale per gustare un’ottima pizza napoletana immersi tra le vigne di una delle aree di produzione vinicola più interessante (e glamour!) d’Italia.

Optiamo per la formula degustazione, ovvero pizze servite una alla volta, da condividere. Per la scelta ci lasciamo guidare un po’ dal cuore e un po’ dai suggerimenti del cameriere. Accompagniamo la cena con le birre del Birrificio Italiano.

Iniziamo con la Sensazioni di Costiera, una pizza fritta con aglio disidratato, peperoncino, prezzemolo, pomodoro cuore di bue, acciughe di Cetara, buccia di limone di costiera. Un fritto perfetto, croccante e asciutto che profuma di primavera ad Amalfi.

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Si prosegue con la Margherita Sbagliata con mozzarella di bufala DOP del caseificio Il Casolare di Alvignano, pomodoro riccio dell’Azienda Agricola La Sbecciatrice di Piana di Monte Verna, riduzione di basilico e olio evo varietà caiazzana. Una Margherita “alternativa” in cui la base è bianca e solo dopo cottura vengono aggiunti a crudo pomodoro e  basilico, perché, econdo Pepe, è solo in questo modo che si riesce ad avere la percezione al palato della distinzione del gusto dei quattro ingredienti.

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La terza pizza in degustazione è la Mare e Monti Maritati con formaggio “blu di bufala” fiordilatte del caseificio Il Casolare di Alvignano, scarola riccia, crema di acciughe di Cetara, pomodorino cotto in forno aromatizzato. La dolcezza piccante del formaggio erborinato, la sapidità delle acciughe, l’acidità del pomodoro, la freschezza della scarola… una pizza completa ed appagante, all’unanimità votata come la migliore della serata.

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La pizza dedicata al territorio è la Curtefranca, con Fatulì della Val Saviore, pancetta steccata affumicata, fiordilatte del caseificio Il Casolare di Alvignano, battuta di broccoli e pistacchio.

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La quinta scelta è la Viandante, schiacciata con mortadella, ricotta di bufala campana, pistacchi e bucce di limone. La si poteva scegliere anche fritta e forse sarebbe stata più interessante, perché in questa versione è la pizza che mi ha convinta di meno.

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La degustazione si chiude con la Scarpetta, piatto simbolo dell’ultima edizione di Identità Golose. Mozzarella di bufala DOP del caseificio Il Casolare di Alvignano, crema di Grana Padano 12 mesi, composta di pomodori, basilico liofilizzato (in stagione viene messo fresco), scaglie di Grana Padano 24 mesi e olio evo varietà caiazzana per questa pizza che “a Caiazzo ormai è richiesta più della Margherita” (cit.). Uno spicchio di questa pizza è stato per me un salto nel passato fino ai primi anni di scuola, ai pranzi a casa, alla pasta con la “pomarola” della nonna. Un gusto semplice ma denso di ricordi che pensavo di aver dimenticato ma che la Scarpetta ha fatto riaffiorare. Una bella esperienza davvero.

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A fine cena il ragazzo in sala, invocando il nome di Pepe, ci propone (non con poca insistenza) di chiudere la serata con la pizza fritta dolce. Cediamo al consiglio e ordiniamo la Crisommola, con ricotta aromatizzata al limone, confettura di albicocca del Vesuvio, nocciole tritate e tostate, polvere di olive di Caiazzo disidratate e una fogliolina di menta. Lo stesso fritto impeccabile di prima, una farcitura originale, in pratica una chiusura perfetta che però ha il sapore amaro dell’insistenza commerciale. Peccato.

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Prima di lasciare il locale scambiamo qualche parola con lo staff e scopriamo che il menù è variato spesso per seguire la stagionalità degli ingredienti ma anche per garantire la continuità di approvvigionamento dei prodotti (pare che recentemente qualche fornitore avesse ritardato nelle consegna), oppure che dopo essere stato corteggiato da molti Franco Pepe avrebbe deciso  di aprire proprio ad Erbusco perché il mulino con cui collabora si trova a meno di 10 km dalla pizzeria, o ancora che avrebbe scelto tra tutte le possibilità proprio l’Albereta che fu casa di Gualtiero Marchesi per oltre vent’anni.

In ogni caso, qualsiasi sia la motivazione, più o meno romantica, che abbia spinto il pizzaiuolo di Caiazzo ad inaugurare la sua Filiale (di nome e di fatto) in Franciacorta, è un bene che sia successo!


LA FILIALE

Via Vittorio Emanuele, 23 – Erbusco (Bs)

Tel. 030/776260

Pizze da 10€ a 20€, pizza Margherita 12€.

 

A Rimini, le pizze “allegre” de Il Cortile in Centro.

Dopo anni passati ai forni delle migliori pizzerie dell’Emilia Romagna, tra cui Sp.accio, ‘O Fiore Mio e QBio, Ivan Signoretti ha deciso di tornare a fare pizza nella sua Rimini dove da pochi mesi ha inaugurato, insieme al socio Thomas, la sua prima pizzeria: Il Cortile in Centro.

Il locale è moderno e molto curato, evidente frutto di uno studio importante (e ben riuscito) sull’immagine. L’atmosfera è quella industrial del cemento, dei tubi e degli arredi di ferro e legno personalizzata da alcune note “jungle” (cit.) come le piante in sospensione.

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L’ambiente è suddiviso in due sale e nella più piccola anche il laboratorio e zona forno -elettrico-, tutto a vista.

Il menù, che in apertura dedica una pagina al lievito madre, è diviso in pizze classiche, tra cui anche pizze vegetariane e vegane, e in pizze gourmet, qui chiamate “perle del cortile”. La base di ogni pizza può essere scelta tra quattro impasti: il classico con farina tipo 1, il grano spezzato e farro, i quattro semi (lino, sesamo, girasole e chia) e farina integrale e l’idrolisi di grano, che però è disponibile solo il mercoledì.

Inoltre, anche tre pizze pensate per i bambini (più semplici e… più piccole!), qualche proposta di cucina e una selezione di insalate, oltre ai divertenti dessert prodotti per Il Cortile da una pasticceria locale.

La carta delle bevande è quasi a km0, con acque e bibite bio Galvanina e i vini dell’Azienda Agricola Fiammetta azienda di città, nel riminese, e le birre artigianali (sia alla spina che in bottiglia) del Birrificio La Cotta, nel cuore del Montefeltro. Sotto ad ogni pizza, così come è indicato l’impasto più adatto, è consigliato anche il vino o la birra da abbinare.

Ordiniamo quattro pizze differenti, che decidiamo di condividere, così da poter provare più combinazioni.

Iniziamo con una Macaone, pizza con fior di latte, straccetti di burrata, mortadella Bonfatti Presidio Slow Food, granella di pistacchio di Bronte con impasto grano spezzato e farro.

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Proseguiamo con Melitea, pizza con pesto di basilico alla genovese, mozzarella di bufala STG, pecorino scoparolo e pomodoro pachino, con impasto ai quattro semi e integrale.

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La terza pizza è la Papilio, pizza con passata San Marzano, fior di latte, pecorino scoparolo, culatello, riduzione di San Giovese superiore di Romagna, mantenendoci su un impasto tradizionale.

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Chiudiamo con la Adela, con fior di latte, straccetti di burrata, alici del Mar Cantabrico, pomodorini secchi e origano di Pantelleria. Anche in questo caso seguiamo il consiglio del pizzaiolo e scegliamo l’impasto grano spezzato e farro.

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Gli impasti sono molto leggeri, le pizze sono croccanti e morbide, generose nei condimenti. Ma soprattutto, queste pizze sembrano così… allegre! I piatti di servizio celesti e i fiori decorativi tra gli spicchi, danno alle pizze quel tocco vivace e un po’ naif che fa piacere agli occhi. La mia preferita? La pizza Adela, nei colori e nei sapori sicuramente la più briosa.

Come recita il menù de Il Cortile in Centro la pizza è un’esperienza di felicità, e la nostra esperienza, questa sera, è stata sicuramente felice.


IL CORTILE IN CENTRO

Via Sigismondo Pandolfo Malatesta, 17/19 – Rimini

Tel. 327/5959602

Pizze da 6€ a 16€, pizza Margherita 7€.

Massimo Giovannini e Damiano Donati, insieme oltre la pizza.

Che Massimo Giovannini avesse voglia di andare “oltre la pizza” lo si era già capito nel 2015 quando nel suo giardino aveva dato vita alla prima edizione di Lieviti d’Autore, un’intima ma ben curata manifestazione dedicata alla pizza di qualità e alla birra artigianale.

Dopo Contaminazioni, l’evento benefico che si è svolto lo scorso Luglio, organizzato dalla neonata Associazione Pizza & Peace  di cui Massimo fa parte, l’ultima pensata in casa Apogeo è un ciclo di quattro appuntamenti con altrettanti nomi noti della ristorazione lucchese (e non solo). In occasione di ogni cena, lo chef e il pizzaiolo padrone di casa, si scambiano tecniche, idee e sapori con l’obiettivo, appunto, di andare oltre la pizza, facendo “lievitare il pensiero creativo” (cit.).

Giovedì 25 Gennaio si è tenuta la prima di queste cene e ad inaugurare il ciclo è stato Damiano Donati del Punto di Lucca, premiata come Trattoria dell’anno dalla Guida I Ristoranti d’Italia 2018 de l’Espresso.

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Il percorso proposto da Massimo e Damiano è un viaggio tra le lievitazioni, le fermentazioni e le rifermentazioni, che tocca non solo la cucina ma anche la scelta dei vini, curata da Rolling Wine, e-commerce di vini biologici e biodinamici.

Si inizia con un pane realizzato con doppio impasto di farina di ghiande e avena e di barbabietola rossa, patate e polenta, da “tuffare” nell’olio evo nuovo di Maremma.

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Dopo la prima “lievitazione”, la cena entra nel vivo con il crostone al cavolo nero e ortaggi di stagione. Il pane, preparato con l’estratto di cavolo nero e impastato con il lievito madre, è “decorato” da 12 verdure dell’orto, cotte separatamente e ciascuna in modo differente (crudo, vapore, spadellato). A condire, chutney di mela e polvere di barbabietola rossa e cavolo nero. Questo primo piatto è stato accompagnato da un calice di Camaleonte 2016 (Tai rosso e Garganega), dell’azienda veneta Siemàn, un vino bianco frizzante, rifermentato in bottiglia.

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Si prosegue sulla via della “fermentazione”, con i tacos di mais, verdure e legumi. Il taco è preparato con mais fermentato e al suo interno cavolo nero, broccolo romanesco e il fagiolo rosso di Lucca (Presidio Slow Food) pestato con succo di limone. In abbinamento un calice di Tibulato 2016 dell’azienda umbra Tiberi, un Trebbiano in purezza raccolto a mano e -dato il tema della serata- riferementato in bottiglia anche questo.

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E la pizza? Eccola che arriva. Pizza di castagne al vapore con pomodoro San Marzano DOP, lardo di Colonnata IGP ricotto per 15 ore sotto vuoto (in modo da renderlo più “scioglievole”) e ricotta ripassata in forno con gli aromi del lardo. Eccezionale! La pizza è accompagnata nuovamente da un vino veneto, il Tainot 2016 (Tocai Friulano, Pinot Bianco e Vespaiola) della cantina Matervi

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A chiudere la cena, i bomboloncini (fritti dalla cara Barbara!) ricoperti di zucchero e serviti caldi, assieme ad un bicchiere di The Thing il vino dolce dello spagnolo Alfredo Mestro.

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Un pizzaiolo e uno chef, la passione per la cucina e la loro voglia di sperimentare, e un’idea originale sono stati gli ingredienti di questo viaggio ben riuscito tra lievitazioni e fermentazioni, in cui ci siamo spinti, con grande soddisfazione per il palato,  #oltrelapizza.

Che forma prenderà adesso la creatività di Massimo e dei suoi ospiti? Lo scoprirete solo partecipando ad una (o a tutte!) delle prossime cene presso la Pizzeria Apogeo di Pietrasanta.

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PIZZERIA APOGEO

Via Pisanica, 136 – Pietrasanta (Lu)

Tel. 0584/793394

Alla (ri)scoperta di ZenZero, la pizza degustazione appena fuori Pisa.

Riuscire a trovare un tavolo da ZenZero può non essere semplice. Quasi impossibile prenotare per il giorno stesso, da escludere totalmente la possibilità di riservare un tavolo per più di 6 persone (motivo per cui già ne scrissi, non troppo felicemente.)

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Ma questo però non poteva essere freno per la mia curiosità né scusa per non ritornare a provare le pizze di Stefano Bonamici, che ancora dopo 8 anni dall’apertura, continua ad essere l’unico pizzaiolo della provincia pisana che è riuscito ad accendere su di se i riflettori di stampa e critica.

IMG_7453 3E così, in un sabato pomeriggio d’inverno riesco nell’impresa di prenotare in extremis (ultimo servizio delle 22:15) un tavolo per due, addirittura per il giorno stesso.

Locale recentemente rinnovato, ha adesso una sala ampliata e una capienza quasi raddoppiata (che sia questo il motivo per cui è stato più facile trovare posto?). L’ambiente moderno è caratterizzato da uno stile industrial, con tavoli in legno e ghisa, arredi in ferro e lampadine a giorno. Il personale in sala è sorridente e molto professionale. Quello giovane però, scopriremo dopo, non sembra così preparato su pizze e ingredienti.

IMG_7458 2Iniziamo a sfogliare il menù, stuzzicando la fame con un coccetto di olive di benvenuto, che ci viene offerto all’arrivo. Tra le pagine, fotografiche ma minimali, topping creativi, materie di qualità, stagionalità dei prodotti. Sul tavolo, una lavagnetta suggerisce le due proposte di degustazione, da 4 o 6 spicchi (min. 2 persone), servite al tavolo un quarto alla volta. Non ci viene invece consegnata né la carta dei vini, molte le bottiglie esposte, né la lista delle birre, che sono sia industriali che artigianali – alla spine e in bottiglia -, e per l’ordine dobbiamo affidarci alle indicazioni del sommelier di sala. La presenza di un professionista di questo tipo non è mai scontata e nel caso di una pizzeria, di queste dimensioni, ci sorprende ancor di più.

IMG_7466Sono molte le pizze che ci attirano e per questo optiamo per il percorso di degustazione, così da poter esplorare gusti differenti. Iniziamo con l’opzione “4 spicchi”, chiedendo però una variazione alla selezione proposta dal pizzaiolo.

IMG_7469La prima pizza che ci viene servita è la Marroni, speck e trevisano con marroni del Mugello Igp, patata del Fucino Igp, formaggio Asiago, speck e radicchio travisano. Il mio colpo di fulmine è per la Patate, pioppini e Reblochon, con burro salato della Normandia, patata del Fucino Igp lessate e leggermente affumicate, funghi pioppini in cottura, formaggio Reblochon e rosmarino. Si prosegue con la Cime di rapa, salsiccia e zafferano, con bufala allo zafferano, cime di rapa, salsiccia e zafferano di San Miniato. La quarta e, in teoria, ultima pizza, Capra e Cavolo con robiola di capra stagionata, cavolo cappuccio stufato, nocciole, uvetta, mele Fuji e aceto balsamico. La degustazione sarebbe terminata qui, ma dato che la curiosità (non la fame!) è ancora forte, attratti dalla Cacio e Pepe, chiediamo di poter fare un’ulteriore eccezione al menù degustazione, aggiungendo ancora 1 spicchio a testa fuori carta (variazione che ci viene concessa solo perché ci troviamo a fine servizio). In quest’ultima, base di formaggio Asiago e pecorino di fossa leggermente fuso con pepe nero di Sarawak.

IMG_7478L’impasto, soffice e croccante, è ben lievitato e cotto in forno a legna in modo impeccabile. Cioè che lo rende unico è l’utilizzo di acqua di mare nel suo sviluppo, che, come si legge sul menù, lo arricchisce di nutrienti e consente di non aggiungere sale.

Su consiglio del sommelier, accompagnamo la degustazione con una bottiglia di Riesling tedesco 2016 dell’Azienda Heymann-Löwenstein.

Schermata 2018-01-07 alle 12.50.44Prima di rientrare riesco a scambiare qualche parola con Stefano e suo nipote Filippo, sapiente fornaio, e mi ricredo su alcuni aspetti. Avevo giudicato questo locale con troppa velocità, ma effettivamente mi sono resa conto di alcune cose: l’ambiente ristretto e il numero di richieste non permettono veramente di servire gruppi (ragione per cui mi ero un po’ arrabbiata qualche anno fa); la brigata è numerosa e la qualità è mantenuta su tutta la linea e questo potrebbe giustificare – non del tutto – il prezzo leggermente sopra la media delle altre pizzerie di pari livello.

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La prossima volta? Cenerò da ZenZero un martedì, fuori dalla frenesia del weekend, quando l’impasto ha raggiunto la più lunga maturazione. Parola di pizzaiolo.


PIZZERIA ZENZERO

Via Argine Vecchio, 87/A – Vecchiano (Pi)

Tel. 050/864357

Pizze da 8€ a 15€ (alcune senza prezzo), pizza Margherita, che qui PachinEat, 10€.

Il conto: degustazione per 2 da 5 spicchi 40€, vino 28€, coperto per 2 5€, totale 73€.

Al Borgo: le pizze gourmet di Anna Grazzini a pochi passi dalle mura di Lucca.

Che a Lucca e provincia la pizza sia un “affare serio” lo hanno già dimostrato i Tre Spicchi Gambero Rosso di Massimo Giovannini, il premio appena assegnato dalla Guida L’Espresso a Gennaro Battiloro come Miglior Giovane Pizzaiolo di Talento, la passione di Cecio, la recente apertura di un Pizzarium firmato Bonci-Varrone.

Un’ulteriore conferma l’ho trovata la sera in cui sono andata a provare le pizze di Anna Grazzini, figlia “d’arte” cresciuta nella storica Pizzeria da Felice, che due anni fa ha aperto la sua Pizzeria Al Borgo, a Borgo Giannotti, un “quartiere” di Lucca, vicinissimo al centro storico.

Schermata 2017-11-02 alle 12.28.02Pareti grigio argento e rosso amaranto, tavoli in vetro, luci soffuse, forno a legna a vista e un bel banco scuro al centro della sala sono alcuni dei dettagli di un ambiente moderno e curato. Oltre a questo, la batteria, posizionata all’ingresso per le serate di jazz, è un particolare che resta nella memoria. Il menù fotografico, naturalmente ben esplicativo, è forse troppo didascalico e un po’ poco elegante per armonizzarsi con il contesto.

La carta delle pizze propone una selezione di classiche e una buona scelta di pizze gourmet che, citando il menù, nascono come piatto da cucina su base pizza, partendo da ingredienti di prima scelta cucinati ed abbinati grazie all’esperienza di Anna e quindi non modificabili. Questo è il motivo per cui nel menù si trova anche la pagina “Fattell’tu”, una lista di basi e topping combinabili secondo i propri gusti.  Inoltre, i Ripieni con Vista (calzoni che mostrano il ripieno), le Mezzelune, al posto delle focacce, e una pagina dedicata alle pizze Vegan. Tra gli impasti, oltre al classico, realizzato con farine bio macinate a pietra e lievito madre, con maturazione di 72h, anche il multicereale, il kamut, l’integrale, lo “scuro” con crusca e semi e quello senza glutine.

Schermata 2017-11-02 alle 12.37.12Decidiamo di ordinare due pizze gourmet e dopo lunga consultazione la scelta ricade su: Monterosa, con scarole alla napoletana, prosciutto crudo Bazzone della Garfagnana Presidio Slow Food e burrata pugliese, basilico fresco, e la Pomidoro, con provola di Agerola, pomodori gialli del Piennolo Presidio Slow Food, acciughe e colatura di Cetara, basilico fresco.

L’impasto è leggerissimo, la cottura a regola d’arte, il topping è ben distribuito, vincente l’abbinamento. Oltre a questo, le pizze di Anna sono belle e presentate in modo elegante su piatti di ardesia.

Schermata 2017-11-02 alle 12.43.04Seguendo il consiglio, le abbiniamo ad una bottiglia Fines Bulles di Mathiu Cosme, un metodo classico bio prodotto con chenin blanc della Loira. Si rivela un’ottima scelta anche se la decisione è molto combattuta dato che al Borgo, oltre ad una buona proposta i birre artigianali in bottiglia (tra cui Baladin e Piccolo Birrificio Clandestino), c’è una carta dei vini molto ampia, curata direttamente da Anna, sommelier appassionata. Per i meno esperti (o più timidi!), il menù suggerisce una serie di abbinamenti tra pizza gourmet e vino.

Non ho avuto modo di assaggiare i dolci fatti in casa, che però avevano un aspetto più che invitante. Questo, insieme alla curiosità per la Pizza Dubai (con salmone, tartufo e foglie d’oro!) potrebbero essere due validi motivi per tornare presto a cena alla pizzeria Al Borgo, dove il servizio è professionale, l’ambiente ricercato ma soprattuto le pizze sono davvero buone.


AL BORGO RISTORANTE E PIZZA GOURMET

Via delle Tagliate Terza, 642 – Lucca

Tel. 333/9739951

Pizze da 8€ a 22€ , pizza Margherita 8€.

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il conto